La questione delle Fonti

Le Fonti sulle quali si costruisce una ricerca storica possono riassumersi in:

  1. FONTI SCRITTE:                        testi su pergamene, papiri, carte e lapidi
  2. FONTI ARCHEOLOGICHE:    edifici, monumenti, oggetti, sculture e dipinti
  3. NOMI GEOGRAFICI:               di centri abitati, corsi d’acqua, colline, monti, …

Ciascuna di queste Fonti è prodotta dall’Uomo e può quindi essere imperfetta perché è stata realizzata incorporando la visione e l’interpretazione propria dell’autore.

È da rilevare anche il fatto che ogni Fonte è stata realizzata con un intento proprio:

  • un documento è stato scritto per tramandare la memoria di una persona, di un fatto, di un’idea,

  • un monumento è stato realizzato per perpetuare la gloria di un soggetto o di un popolo,

  • un nome geografico può essere legato ad una memoria religiosa o mitica,

  • un oggetto artistico intende abbellire un ambiente,

  • i documenti genealogici tendono a dare prestigio a una casata.

È compito dello Storico far tesoro dell’informazione contenuta e valutarla criticamente, sapendo che l’intenzione di chi ha prodotto la Fonte non è, a priori, motivo di diffidenza ma solo materia di doverosa verifica.

In assenza di una provata falsificazione, la Fonte è comunque un elemento prezioso e indispensabile per ricostruire la Storia

È COMPITO DELLO STORICO USARE QUESTE FONTI CON ATTENZIONE, VERIFICANDONE LA CREDIBILITÀ

Elementi di critica delle Fonti

                                            LA GERARCHIA DELLE FONTI

Lo studioso e il ricercatore devono utilizzare le Fonti avendo attenzione al diverso livello di importanza e credibilità che esse possiedono, pur senza perdere un atteggiamento positivamente critico.

In linea tendenziale, i due elementi che rendono una Fonte più o meno affidabile sono

  • la vicinanza temporale con gli eventi descritti
  • il fatto che la fonte ci sia pervenuta in forma diretta e non attraverso trascrizioni successive.

A parità di altri aspetti, e sempre usando una lettura critica, le Fonti più antiche e più vicine agli eventi tendono a essere la base più solide della nostra conoscenza storica ed essere quindi Fonti Primarie.

Le analisi, le elaborazioni e rielaborazioni o le interpretazioni di eventi storici, ovvero le Fonti Secondarie, soprattutto se basate a loro volta su ricerche di altri studiosi, risentono di possibili alterazioni dei contenuti, se non di mistificazioni legate a obiettivi impropri:
– posizioni faziose,
– pregiudizi individuali o di gruppo,
– interessi economici o personali,
– ricerca del consenso accademico o pubblico.

La critica delle Fonti Primarie e l’accettazione delle Fonti Secondarie richiedono un imponente ricerca di obiettività da parte dello studioso.
E non sempre è facile.

Sempre tendenzialmente, occorre trovare un giusto equilibrio fra due fattori antitetici:

  • l’interpretazione e la spiegazione più semplice tendono ad essere più vicine alla verità – rasoio di Ockam;
  • talvolta i documenti che appaiono più paradossali e in contrasto con il comune pensiero, proprio per la loro distanza dalle mode del tempo, possono possedere un maggior grado di verità – lectio difficilior.

                                                      LE FONTI ORALI

La schematizzazione delle Fonti qui esposta (Scritte, Archeologiche e Toponomastiche) omette palesemente le fonti Orali.

L’omissione è volontaria ed è legata alle problematiche della trasmissione verbale delle notizie, nel corso del tempo e attraverso le epoche storiche.
È noto ed evidente che la trasmissione orale, non avendo un appoggio concreto su elementi materiali tangibili, è soggetta al condizionamento delle mode, delle fazioni, delle volute cancellazioni o esaltazioni da parte dell’opinione pubblica, degli stessi studiosi e esperti, di chi ha interessi particolari.
Il tempo, poi, consolida e calcifica le visioni false o tendenziose e le rende qusi indistruttibili.
Si tratta di un fenomeno che, se osservato con attenzione, emerge anche nelle esperienze quotidiane dei mezzi di comunicazione.

Non è per nulla da escludere che la tradizione orale possa trasmettere importanti elementi storici ma il rischio di false letture è sicuramente alto.

                                      LA COERENZA LOGICA DELLE FONTI

Un’attività di ricerca storica pone lo studioso di fronte a vari problemi, variamente ricorrenti:
– carenza di Fonti informative,
– eccesso di Fonti,
– conflitto delle Fonti fra di loro.

Il ricercatore dovrà pertanto comporre il materiale disponibile con almeno due criteri

  • selezionare criticamente i dati disponibili, in base alla loro affidabilità;
  • comporre i dati disponibili in modo di ottenere un quadro complessivo coerente.

In altri termini, lo studioso, nella inevitabile presenza di imprecisioni e contraddizioni, dovrà privilegiare quell’insieme di dati che presentano ragionevolmente maggiore coerenza e compatibilià.

                                      LA COSTRUZIONE DELLA VERITÀ

Qualunque ricerca umana, a qualunque livello, non conduce mai ad una “Verità” assoluta.

Raggiungere una Verità assoluta, definitiva, in qualunque campo, significherebbe la morte altrettando definitiva di ogni ulteriore ricerca.

Ciò che deve accontentare lo scienziato è il raggiungimento di un insieme di concetti e di principi che, nel loro reciproco rapporto, descrivano con buona approssimazione e coerenza un quadro degli eventi ragionevolmente possibile e logico, capace di interpretare e spiegare i fatti relativi a uomini o eventi, o ambedue.
Sul piano della Storia, il massimo obiettivo del ricercatore è quello di ricostruire uno scenario credibile, con un buon complesso di Fonti a cui riferirsi, proponibile come vero, capace di avvicinarsi alla Verità, ma sicuramente non identificabile come Verità assoluta.

LA CONVERGENZA DELLE PROBABILITÀ

In definitiva, il ricercatore, in presenza di un insieme di dati omogenei e disomogenei, dovrà definire ciò che lui ritiene più vicino al vero sulla base della maggiore coerenza e compatibilità, e specificamente su due principi metodologici:

  • LA GERARCHIA DELLE FONTI
  • LA CONVERGENZA DELLE PROBABILITÀ

Quest’ultimo concetto, LA CONVERGENZA DELLE PROBABILITÀ, è il principio che conduce verosimilmente  più vicini alla Verità storica.
Che comunque rimane un concetto assoluto irraggiungibile.

                                         IL CASO DELLA LETTERA AMARELLI

Come è documentato nella pagina relativa alla Fonte denominata “Lettera Amarelli”, questo documento è testo il più antico e autentico che venga attribuito alla mano di Ugo de Paganis e che parli della fondazione dei Templari, Poveri Compagni di Cristo, nel 1003, avendo come autore lo stesso Ugo de Paganis.

Dell’originale si è persa traccia nella biblioteca della famiglia Amarelli che la custodiva.
Ma, sempre presso gli Amarelli, in un testo del 1469, era celata una traduzione autenticata e confrontata con l’originale da un notaio.

Con queste premesse, il documento del 1469 è da ritenersi autentico e affidabile, compatibilmente con i limiti che ogni Fonte possiede.

La Lettera presenta una forte coerenza con altri documenti  coevi,

Al di là dei contenuti, discussi in un’apposita pagina di questo Sito, ciò che interessa rilevare è il fatto che la traduzione autenticata nel 1617 riappare per precisa indicazione di uno studioso, Alfredo Gradilone, nel 1967 suscitando, dopo iniziale indifferenza, una pioggia di critiche, perché ritenuta contestuale con il tentativo degli Amarelli di ottenere una patente di nobiltà, in forza della partecipazione alla Crociate dell’antenato Alessandro.

Resta il fatto che 
– è il testo più antico, fosse anche del 1617, che apre uno spiraglio sulla famiglia di Ugo de Paganis;
– è corente con le tesi di Simon de S. Bertin del 1140;
– è coerente con Scipione Mazzella del 1594;
– è coerente con Filiberto Campanile del 1610;
– è coerente con Bererdinus Frecentesius del 1617;
– è coerente con Blaise de Pagan del 1645.
Passerà ancora un secolo, prima che René Aubert de Vertot decida che Hugues da Payns è francese.

In questa data la storiografia francese deciderà che l’origine francese è l’unica vera e tutti gli storici successivi si adegueranno.

Nel caso di Ugo de Paganis e dei Cavalieri Templari 
il problema delle Fonti è rilevante
perché troppi storici
hanno ignorato o screditato le Fonti più antiche e affidabili
a favore di una versione volutamente alterata,
per perseguire scopi culturali non sempre limpidi.

L’analisi del complessivo sistema di Fonti
in questo caso
come chiunque può verificare in base alle datazioni
rivela un voluto o imposto silenzio di qualche secolo
con relativa perdita di memoria
quando sui Templari era caduta una condanna
che il tempo ha dimostrato essere ingiusta.